Fetta di polenta: la sfida geometrica di Alessandro Antonelli

Torino ospita un capolavoro trapezoidale di audacia architettonica noto ufficialmente come Casa Scaccabarozzi, celebre per un dettaglio d’interni quasi claustrofobico: la sezione più stretta misura appena 54 centimetri di larghezza. Nel linguaggio popolare la costruzione è stata ribattezzata la “fetta di polenta”, un omaggio ironico alla sua singolare forma triangolare e al caratteristico rivestimento di colore giallo.

Nel 1839 la minuscola porzione di terreno – che si presentava come un ritaglio triangolare di tre piani affacciato su corso San Maurizio – venne acquistata da Francesca Scaccabarozzi, moglie del celebre architetto Alessandro Antonelli. L’anno successivo, nel 1840, Antonelli concepì l’ardito piano di sopraelevare la struttura di altri due piani, coronandola infine con un attico e portando l’altezza complessiva, entro il 1881, alla vertiginosa quota di 27 metri. Le dimensioni finali dell’edificio sfidano ogni convenzione spaziale:
Altezza complessiva 27 metri
Lunghezza della facciata 27 metri
Larghezza sul fronte (Corso San Maurizio) 5 metri
Larghezza sul prospetto posteriore 70 centimetri

L’estro di Antonelli non fu dettato da un mero esercizio di stile, bensì dalla stringente necessità: il terreno di sua proprietà era estremamente ridotto e geometricamente anomalo, e ogni tentativo di acquistare i lotti adiacenti per regolarizzare la pianta era fallito. Per ottimizzare la superficie residua, l’architetto scelse di ricavare un unico appartamento indipendente per ciascun piano, confinando le scale interne nella porzione più stretta e angusta dell’immobile. In breve tempo l’edificio divenne il simbolo del quartiere, ponendosi in aperta e sfrontata rottura con i canoni e i regolamenti edilizi dell’architettura classica. Il suo legame con la storia cittadina si consolidò ulteriormente quando il piano terreno divenne la sede del Caffè del Progresso, celebre ritrovo clandestino di carbonari e cospiratori rivoluzionari.

La scommessa contro la critica
Per smentire con i fatti i detrattori e gli scettici dell’epoca, i quali profetizzavano l’imminente e catastrofico crollo della struttura, Antonelli scelse di trasferirsi ad abitare stabilmente all’interno della “fetta” insieme alla moglie per alcuni anni.

La prova del terremoto
La Storia diede pienamente ragione all’ingegno dell’architetto: l’edificio superò indenne il violento sisma del 23 febbraio 1887, un terremoto che al contrario lesionò e danneggiò gravemente numerosi palazzi storici del medesimo quartiere. Questa eccezionale prova di elasticità strutturale ne ha garantito la conservazione e la tutela, oggi posta sotto il vincolo della Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte.

Data: 14 Giugno 2026 – Categoria: Torino

Credits Photo
con l’aiuto della IA MEMORE
(Gemini Pro).

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